Riforma del Codice deontologico forense: contenuti e impatto

di Angelo Cugini

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La recente riforma del Codice deontologico forense rappresenta un passaggio di rilievo nel processo di adeguamento delle regole che disciplinano l’esercizio della professione. L’intervento, adottato dal Consiglio Nazionale Forense, si inserisce nel quadro evolutivo della giustizia civile e dei procedimenti di risoluzione alternativa delle controversie, rispondendo all’esigenza di maggiore chiarezza e di rafforzamento delle garanzie di correttezza e affidabilità dell’agire professionale.

La riforma non ha carattere meramente formale. Essa incide su profili centrali della deontologia, chiarendo ambiti applicativi e colmando lacune emerse nella prassi. Il filo conduttore è la riaffermazione della funzione pubblicistica dell’avvocatura, intesa come presidio dei diritti e come componente essenziale del corretto funzionamento del sistema giustizia.

Un primo nucleo di interventi riguarda la riservatezza nei rapporti tra colleghi. La disciplina del divieto di produrre e utilizzare la corrispondenza riservata e quella contenente proposte transattive viene resa più coerente, estendendo il divieto di consegna anche al cliente e alla parte assistita. La scelta mira a tutelare uno spazio di interlocuzione leale tra difensori, funzionale alla composizione delle controversie e alla ricerca di soluzioni negoziali effettive.

Rilevante è anche la precisazione in tema di dovere di verità. L’obbligo di indicare i provvedimenti già ottenuti in relazione allo stesso fatto viene ancorato alla conoscenza effettiva dell’avvocato. In tal modo si evita una lettura in chiave di responsabilità oggettiva e si mantiene il focus sulla condotta consapevole e leale del professionista nei confronti del giudice e delle parti.

Sul piano probatorio, la riforma interviene sulla testimonianza dell’avvocato, equiparando espressamente la corrispondenza contenente proposte transattive a quella qualificata come riservata. Anche in sede testimoniale viene così rafforzata la tutela della confidenzialità, a garanzia della libertà e correttezza dei rapporti professionali.

Particolare attenzione è dedicata all’ascolto del minore. Le nuove disposizioni si coordinano con la disciplina processuale vigente e ribadiscono che l’avvocato deve operare nel rispetto del preminente interesse del minore, adottando modalità di ascolto adeguate e caute. Si tratta di un richiamo forte alla responsabilità dell’avvocatura in ambiti che incidono direttamente sui diritti fondamentali della persona.

Un capitolo centrale della riforma riguarda l’arbitrato e la mediazione. In materia arbitrale, vengono rafforzati i doveri di indipendenza e imparzialità, ampliando le ipotesi di incompatibilità e imponendo obblighi di trasparenza più stringenti. L’obiettivo è consolidare la credibilità dell’arbitrato come strumento equipollente alla giurisdizione. Per la mediazione, la disciplina viene calibrata in modo più flessibile, tenendo conto della diversa funzione del mediatore rispetto all’arbitro, ma senza rinunciare a presidi adeguati contro i conflitti di interesse.

Di particolare rilievo è l’introduzione di una disposizione specifica sulla negoziazione assistita. Per la prima volta il Codice deontologico disciplina in modo organico la condotta dell’avvocato in questo ambito, prevedendo obblighi di lealtà, riservatezza e correttezza, nonché il divieto di impugnare l’accordo alla cui redazione il professionista abbia partecipato, salvo casi eccezionali. La previsione rafforza l’affidamento delle parti e valorizza la serietà dell’impegno difensivo assunto in sede negoziale.

La modifica dell’intitolazione del Titolo IV, ora riferita espressamente anche ai procedimenti di risoluzione alternativa delle controversie, riflette una visione moderna della funzione difensiva. Processo e ADR vengono ricondotti a un unico quadro deontologico, fondato sui medesimi principi di lealtà, indipendenza e responsabilità.

Nel complesso, la riforma del Codice deontologico forense conferma la centralità dell’etica professionale come fattore di qualità della giustizia. Le nuove regole chiamano l’avvocatura a un esercizio sempre più consapevole del proprio ruolo, in un contesto normativo e sociale in continua evoluzione. In questa prospettiva, anche le associazioni forensi, come la Camera Civile di Roma, sono chiamate a favorire la diffusione e la corretta applicazione delle nuove disposizioni, promuovendo formazione e confronto. La deontologia resta così non un limite, ma uno strumento essenziale di credibilità e di tutela dei diritti.

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