Aggregarsi per crescere? L’avvocatura in cerca di un nuovo equilibrio

di Benedetta Pinto Pacelli

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Le criticità della professione degli avvocati emergono tra ritardi nei pagamenti, burocrazia e crescente concorrenza, aggravate da sfide come l’intelligenza artificiale e il ricambio generazionale. Il rapporto Censis evidenzia difficoltà strutturali che incidono sui redditi, mentre le aggregazioni professionali si propongono come possibile soluzione per migliorare competitività ed efficienza del settore.

Pagamenti in ritardo, burocrazia sempre più onerosa, concorrenza elevata e nuove sfide tecnologiche. È un quadro complesso quello che emerge dal X rapporto Censis realizzato in collaborazione con Cassa forense, che tra i vari dati, restituisce l’immagine di una professione alle prese con criticità strutturali capaci di incidere sulla stabilità reddituale e sulle prospettive future.

Se da un lato gli avvocati continuano a confrontarsi con problemi storici, come i ritardi nei pagamenti e il peso degli adempimenti amministrativi, dall’altro si affacciano nuove preoccupazioni legate all’evoluzione del mercato dei servizi legali, all’ingresso dell’intelligenza artificiale e alle difficoltà di garantire un adeguato ricambio generazionale. Che fare quindi?

Una delle risposte individuate da una parte della categoria è rappresentata dall’aggregazione professionale, considerata uno strumento in grado di rafforzare la competitività degli studi e favorire economie di scala. Non per tutti però, c’è chi la vede come uno strumento non chiaro per risolvere le criticità strutturali.

Non a caso Cassa Forense insieme a Uncat ha realizzato di recente un vademecum sulla riforma fiscale con particolare attenzione al tema delle aggregazioni .

Il dibattito si inserisce comunque in un contesto caratterizzato da persistenti difficoltà economiche che continuano a condizionare l’attività degli studi legali. Tra i principali fattori che minacciano la sostenibilità della professione gli avvocati denunciano il ritardo nei pagamenti da parte degli assistiti (33,9%), gli adempimenti amministrativi e fiscali (32,4%) e l’elevata concorrenza determinata dall’eccessivo numero di professionisti presenti sul mercato (30,7%).

La cornice sociale e istituzionale entro cui si muove l’Avvocatura contribuisce inoltre ad alimentare le preoccupazioni della categoria. Per il 22,2% degli avvocati l’instabilità normativa e l’eccessiva durata dei processi rappresentano un rischio concreto per le prospettive reddituali, mentre il 16,1% individua negli elevati costi della giustizia un ulteriore elemento di criticità. Seguono il timore per la diffusione di servizi legali non tradizionali gestiti da soggetti non appartenenti alla professione forense (15,4%) e le possibili conseguenze dell’intelligenza artificiale, indicata dal 14,8% degli intervistati come fattore potenzialmente destabilizzante.

Le preoccupazioni hanno comunque caratteristiche differenti a seconda dell’età e della fase professionale. I più giovani mostrano una maggiore sensibilità verso i problemi legati alla liquidità e alla regolarità degli incassi: il ritardo nei pagamenti preoccupa il 36,4% degli avvocati fino a 40 anni e il 37,5% di quelli tra i 41 e i 50 anni.

Gli avvocati più anziani, invece, individuano nella sovrabbondanza di professionisti una delle principali minacce per il futuro della categoria: una preoccupazione condivisa dal 42,9% degli ultrasessantaquattrenni e dal 33,4% di coloro che hanno tra i 51 e i 64 anni.

Le differenze generazionali emergono anche rispetto ad altri aspetti. Il ritardo nei pagamenti della Pubblica Amministrazione, ad esempio, viene segnalato dal 9,4% degli avvocati under 40 contro il 4,3% degli over 65. Allo stesso modo, i più giovani appaiono maggiormente preoccupati per l’invecchiamento della professione e per le difficoltà di ricambio generazionale: un tema indicato dal 12,5% degli under 40, a fronte del 2,7% degli avvocati tra i 51 e i 64 anni e del 3,2% di quelli oltre i 64 anni. Anche l’impatto dell’intelligenza artificiale suscita timori soprattutto tra le nuove generazioni, che percepiscono più chiaramente il potenziale effetto trasformativo delle tecnologie digitali sul lavoro legale.

Accanto alle criticità, l’indagine ha esplorato anche le possibili misure in grado di rafforzare la professione. Tra queste appunto, l’introduzione di agevolazioni fiscali per le aggregazioni professionali tra avvocati under 45 raccoglie il consenso del 55,5% degli intervistati, mentre il 44,5% si dichiara contrario.

Anche su questo tema il fattore anagrafico incide in modo significativo. Il 79,7% degli avvocati fino a 40 anni si dichiara favorevole alla misura, mentre tra i professionisti di età compresa tra i 51 e i 64 anni prevale una posizione più critica.

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