L’esame di Stato per l’accesso alla professione forense: cosa cambia con la riforma
12/06/2026
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L’esame avvocato 2026 introduce un ritorno a due prove scritte in presenza e un orale strutturato, superando il modello semplificato pandemico. Il decreto rafforza la selezione con verifiche su capacità pratiche, argomentazione e conoscenza interdisciplinare, ridefinendo i criteri di valutazione e puntando a elevare la qualità della formazione forense.
Con il Decreto-Legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 giugno 2026, viene ridefinito l’esame di abilitazione forense con un provvedimento che segna il superamento definitivo del regime semplificato adottato durante la pandemia e prorogato negli anni successivi.
Il 2026 si configura così come l’anno del ritorno a un modello strutturato, caratterizzato da due prove scritte e una orale, con l’obiettivo di restaurare il rigore e la qualità della formazione giuridica.
La nuova struttura della prova d’esame consisterà in due prove scritte, che si svolgeranno in presenza, una sotto forma di parere motivato e l’altra sotto forma di atto giudiziario, entrambe svolte in una materia a scelta del candidato tra Diritto Civile, Penale e Amministrativo. Questo impianto mira a valutare, oltre alla preparazione teorica, la capacità pratica di ragionamento giuridico e la redazione degli atti, competenze fondamentali per l’esercizio della professione forense.
La prova orale consisterà in un colloquio articolato, che prevedrà la soluzione di un caso pratico (diritto sostanziale e processuale), un primo quesito che riguarderà il diritto processuale (civile o penale, a scelta del candidato), un secondo quesito che verterà sul diritto sostanziale (civile, penale o amministrativo, a scelta del candidato), un terzo quesito che sarà su una materia scelta dal candidato tra Diritto costituzionale, Diritto commerciale, Diritto del lavoro, Diritto internazionale, Diritto dell’Unione Europea e Diritto tributario. Infine, ci sarà un quesito in materia di ordinamento, deontologia e previdenza forense.
La valutazione delle prove si baserà su cinque criteri fondamentali: la Chiarezza, logicità e rigore metodologico dell’esposizione; la Capacità concreta di risolvere specifici problemi giuridici; la Conoscenza dei fondamenti teorici degli istituti giuridici trattati; la Capacità di cogliere eventuali profili di interdisciplinarità e la Conoscenza delle tecniche di persuasione e argomentazione.
Il provvedimento è ora in attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per l’entrata in vigore.