Video Giochi e da tavolo: creatività, diritti e responsabilità
27/03/2026
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Il mercato dei giochi da tavolo e dei videogiochi continua a crescere, trainato da crowdfunding, piattaforme digitali e comunità globali. Questa espansione aumenta contenziosi e interventi delle autorità indipendenti, rendendo essenziale una maggiore consapevolezza giuridica.
La protezione giuridica riguarda la forma espressiva dei giochi: grafica, illustrazioni, componenti, interfaccia, codice e musica. La Corte di Giustizia UE (C-393/09, BSA) ha chiarito che regole e funzionalità non sono protette. Il TAR Lazio (n. 8781/2020) richiede originalità concreta. Nei videogame, la natura di “opera complessa” amplia ulteriormente la tutela.
Giochi fisici e digitali: confini sempre più sottili
Il Tribunale di Milano (2019) ha riconosciuto la tutela del layout di un gioco da tavolo; il Tribunale di Roma (2023) ha esteso la protezione al “look & feel” di un videogioco. I due mondi convergono: estetica, narrativa e user experience diventano elementi centrali.
Catena dei diritti e contratti
La cessione dei diritti patrimoniali deve essere scritta (art. 110 L.d.A.). Le sezioni Imprese italiane dei Tribunali hanno annullato cessioni incomplete; la High Court UK (Rebellion Developments, 2022) ha ribadito che asset creati da freelance non passano automaticamente all’editore. Una catena dei diritti solida evita rischi e blocchi di pubblicazione.
Titoli, marchi e rischio confusione
L’EUIPO (R 1534/2021-2) ha respinto un titolo giudicato descrittivo; il TAR Lazio (2022) ha riconosciuto concorrenza sleale per agganciamento tra un gioco da tavolo e un marchio simile per escape room. La scelta del nome richiede verifiche preventive e monitoraggio.
Loot box e tutela dei minori
Una loot box è un contenitore virtuale acquistabile (o ottenibile nel gioco) che offre ricompense casuali. L’AGCM (PS/11716) ha sanzionato un publisher per scarsa trasparenza su probabilità e costi, richiamando Codice del Consumo e tutela dei minori. AGCOM vigila su product placement e contenuti commerciali. Serve massima chiarezza informativa ed evitare dark patterns (tecniche di progettazione ingannevole utilizzate su siti web e app per manipolare gli utenti e farli compiere azioni non desiderate, come l'acquisto di prodotti, l'iscrizione a servizi o la condivisione di dati personali).
Modding, UGC e Intelligenza Artificiale
Il modding è la modifica non ufficiale di un videogioco da parte degli utenti, che creano nuove funzionalità, scenari, aspetto (skin) o regole alternative.
UGC significa User-Generated Content: contenuti generati dagli utenti, come mod, livelli, skin, testi o immagini create in-game.
L’uso di AI generativa solleva temi di copyright e privacy: Andersen v. Stability AI negli USA ha messo in luce i rischi dei dataset che riproducono stili protetti. Il Garante Privacy ha avviato approfondimenti e l’AI Act imporrà maggiori obblighi su trasparenza e gestione del rischio.
Copie, cloni e plagio evolutivo
La giurisprudenza europea riconosce il plagio evolutivo: non serve una copia identica, basta la ripresa sostanziale della struttura creativa. Il Tribunal judiciaire de Paris (2023) e il Tribunale di Torino (2022) hanno applicato questo criterio a un wargame e a un gioco di carte. Una forte identità creativa è sempre più decisiva.
Buone pratiche per imprese e sviluppatori
Tra queste le più rilevanti:
• Blind playtest documentati: test in cui i giocatori non conoscono autore e finalità del gioco; servono a provare originalità e processo creativo autonomo.
• Contratti chiari: asset, artwork, musica e codice richiedono cessioni scritte e complete.
• Registrazioni volontarie: SIAE/EUIPO rafforzano la prova di paternità e data.
• Trasparenza e parental control: fondamentali per loot box e acquisti in-app.
• Audit su AI e UGC: policy per dataset, moderazione, licenze e rimozione rapida.
• Monitoraggio marketplace: per individuare rapidamente cloni e usi non autorizzati.