Intelligenza artificiale e TUF: nuovi obblighi per il mercato finanziario

di Angelo Cugini

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L’ingresso dell’intelligenza artificiale nel TUF, operato dal D.Lgs. 47/2026, segna un passaggio chiave nella regolazione dei mercati finanziari. L’utilizzo di sistemi algoritmici da parte degli intermediari viene ricondotto a principi di trasparenza, affidabilità e supervisione umana, in coerenza con l’AI Act europeo. La responsabilità delle decisioni resta in capo ai soggetti vigilati, con rilevanti implicazioni in termini di governance, tutela degli investitori, responsabilità civile e compliance tecnologica.

Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 27 marzo 2026, n. 47, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 14 aprile 2026, il legislatore ha introdotto nel Testo Unico della Finanza un primo organico riferimento all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel settore finanziario. L’intervento rappresenta uno dei primi tentativi di coordinare la disciplina dei mercati con il quadro europeo delineato dall’AI Act e con l’utilizzo sempre più diffuso di sistemi automatizzati nell’attività degli intermediari.

La modifica normativa introduce nel TUF il riferimento espresso all’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale da parte dei soggetti vigilati, imponendo che l’impiego di tali strumenti avvenga nel rispetto dei principi di correttezza, trasparenza, affidabilità e supervisione umana. La riforma attribuisce inoltre alle Autorità di vigilanza il compito di monitorare l’utilizzo dei sistemi algoritmici nei mercati finanziari e di verificare la conformità dei modelli adottati dagli operatori.

Il legislatore prende atto di una realtà già consolidata. Algoritmi e strumenti di IA sono oggi utilizzati per attività di consulenza finanziaria automatizzata, profilazione della clientela, valutazione del rischio, monitoraggio delle operazioni sospette e gestione dei portafogli. In alcuni casi l’intervento umano risulta ormai limitato alla sola supervisione del sistema.

Proprio per questo il nuovo impianto normativo pone al centro il tema della governance dell’algoritmo. L’automazione delle decisioni finanziarie non può tradursi in una deresponsabilizzazione degli intermediari. La decisione finale resta imputabile al soggetto vigilato, che deve poter comprendere, controllare e spiegare il funzionamento del sistema utilizzato.

Uno dei profili più rilevanti riguarda infatti la trasparenza algoritmica. Gli operatori dovranno essere in grado di documentare i criteri utilizzati dai sistemi di IA, le logiche decisionali adottate e le modalità di trattamento dei dati. Questo aspetto avrà inevitabili riflessi anche sul piano processuale. In caso di danno all’investitore o di contestazione delle decisioni automatizzate, il tema dell’accessibilità e intelligibilità dell’algoritmo diventerà centrale ai fini della prova.

La riforma si collega inoltre ai principi già introdotti dall’AI Act europeo per i sistemi considerati ad alto rischio. Nel settore finanziario, infatti, molti strumenti di IA incidono direttamente su diritti patrimoniali, accesso al credito e valutazioni economiche dei clienti. Da qui la necessità di sistemi di controllo interno, registrazione delle attività, verifica della qualità dei dati e monitoraggio costante dei rischi.

Per gli avvocati si aprono nuove aree di attività professionale. Gli intermediari finanziari avranno bisogno di assistenza nella predisposizione di procedure interne, audit di conformità, contrattualistica tecnologica e gestione del rischio regolamentare. Diventeranno centrali anche i temi della responsabilità civile derivante da errori algoritmici, della tutela degli investitori e della ripartizione delle responsabilità tra sviluppatori software, fornitori tecnologici e soggetti utilizzatori.

Ulteriore profilo di attenzione riguarda la protezione dei dati personali. I sistemi di IA operano attraverso enormi quantità di dati finanziari e comportamentali. La conformità al GDPR dovrà quindi coordinarsi con gli obblighi imposti dalla normativa finanziaria e dalle nuove regole europee sull’intelligenza artificiale. Qualità del dato, sicurezza informatica e prevenzione delle discriminazioni algoritmiche diventano elementi essenziali della compliance.

Anche le Autorità di vigilanza saranno chiamate a rafforzare le proprie competenze tecnologiche. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei mercati finanziari richiede infatti capacità di controllo sempre più sofisticate, soprattutto nella prevenzione degli abusi di mercato e nell’individuazione di anomalie operative.

L’ingresso dell’intelligenza artificiale nel Testo Unico della Finanza conferma dunque un cambio di paradigma. L’IA non è più soltanto uno strumento tecnologico, ma un elemento strutturale dell’organizzazione dei mercati e delle attività economiche. In questo scenario il ruolo dell’avvocato assume una funzione sempre più centrale nella costruzione di modelli tecnologici conformi ai principi di legalità, trasparenza e tutela degli investitori.

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