DeCo: il nome che parla del territorio

di Pierfrancesco C. Fasano

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Le Denominazioni Comunali (De.Co.) sono strumenti di promozione culturale adottati dai Comuni per riconoscere e tramandare prodotti, ricette e tradizioni locali. Non costituiscono marchi di qualità né certificazioni e non interferiscono con DOP, IGP, STG o DOC. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 75/2023, ne ha chiarito la natura identitaria e non economica, confermandone la piena compatibilità con il diritto europeo. Le De.Co. rafforzano il legame tra comunità, territorio e patrimonio immateriale.

Strumenti di promozione culturale, non marchi di qualità.

Le Denominazioni Comunali – o De.Co. – sono strumenti di valorizzazione delle produzioni locali sempre più diffusi nei Comuni italiani. Nonostante la loro popolarità crescente, la natura giuridica delle De.Co. è spesso fraintesa e talvolta confusa con i regimi europei di tutela delle indicazioni geografiche (DOP, IGP, STG) o con le denominazioni enologiche (DOC, DOCG).

Origine e definizione normativa

Le De.Co. affondano le loro radici all’inizio degli anni Duemila, quando il giornalista e gastronomo Luigi Veronelli, figura visionaria dell’enogastronomia italiana, propose ai Comuni un sistema per riconoscere e tramandare prodotti, ricette e tradizioni locali. Da quella intuizione nacquero le prime “Denominazioni Comunali” come attestazioni civiche di identità territoriale.

Differenze con DOP, IGP, STG e DOC

Le De.Co. si distinguono nettamente dalle indicazioni geografiche protette:

  • non attestano qualità, ma tradizione;
  • non prevedono disciplinari tecnici, né controlli di organismi terzi;
  • non generano diritti esclusivi su nomi o prodotti;
  • non impattano sul mercato, e non interferiscono con DOP, IGP, STG o DOC.
  • Strumenti “leggeri”, culturali più che economici, le De.Co. non concorrono con i sistemi europei, ma li integrano valorizzando ciò che spesso non è standardizzabile.

Numeri e diffusione

In Italia sono registrate oltre 3.000 De.Co., un numero in costante crescita. Le più comuni riguardano prodotti agricoli, ricette locali, sagre storiche e lavorazioni artigianali. Tra gli esempi più noti figurano la Cipolla di Giarratana, il Pesto al mortaio De.Co. di Genova, il Basilico di Prà, il Pane di San Sebastiano e molte specialità territoriali oggi considerate parte del patrimonio immateriale nazionale.

Il ruolo della Corte costituzionale

La sentenza n. 75/2023 ha ricoperto un ruolo chiarificatore decisivo. La Corte, esaminando la legge siciliana n. 3/2022, ha stabilito che le De.Co.:

  • non sono marchi né certificazioni di qualità;
  • non interferiscono con le denominazioni europee;
  • non incidono sul mercato interno;
  • perseguono finalità culturali, non economiche.
  • La Consulta ribadisce questa impostazione: la De.Co. non certifica qualità, ma il legame storico-culturale tra prodotto e comunità. Numerose Regioni – tra cui Sicilia, Veneto, Liguria ed Emilia-Romagna hanno istituito registri regionali per coordinarne la diffusione

Gli Ermellini di Piazza del Quirinale, con la sentenza n. 75/2023, hanno chiarito che si tratta di strumenti culturali e identitari, pienamente compatibili con il diritto UE.

Una conferma che rafforza la legittimità dell’intervento dei Comuni in questo ambito.

Funzionamento: durata, disciplinare e costi

Ogni Comune disciplina la De.Co. tramite regolamento, spesso ispirato ai modelli regionali. In generale:

  • Durata: il riconoscimento può essere a tempo indeterminato, ma molti Comuni prevedono una revisione periodica (annuale o biennale) per verificare la continuità della tradizione e l’uso corretto del nome.
  • Disciplinare: non è un vero disciplinare tecnico come quello delle DOP/IGP; di solito consiste in una breve scheda descrittiva sulla storia, sugli ingredienti tipici, sulle tecniche tradizionali o sulla ricorrenza storica. L’obiettivo non è uniformare il prodotto, ma documentarne l’identità.
  • Costi: l’iscrizione al registro De.Co. è spesso gratuita o soggetta a un contributo minimo (di regola 20–50 euro) a copertura delle spese amministrative. Anche l’uso del logo comunale è in molti casi libero o regolato da una semplice autorizzazione.
  • La procedura resta dunque agile, accessibile e poco onerosa, pensata per favorire la partecipazione di piccoli produttori e realtà locali.

Prospettive 

La De.Co. si configura come un asset strategico per amministrazioni, consorzi, associazioni e comunità. Per gli avvocati è uno spazio di consulenza, ancora poco esplorato, nella redazione dei regolamenti, nella definizione dei criteri di riconoscimento e nei progetti di valorizzazione territoriale, dove cultura, enogastronomia e identità locale si intrecciano.

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