XXXIV Congresso Nazionale Forense - Analisi e proposte

di Avv. Michele Gallozzi

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Si è conclusa la sessione ulteriore del XXXIV Congresso Forense, resa necessaria al fine di indicare, all'organo di rappresentanza politica dell’avvocatura (OCF), la linea politica da seguire sui temi di particolare attualità e di prioritario interesse per l’avvocatura.

Sui temi congressuali in discussione molti sono stati gli spunti proposti, le analisi e le riflessioni svolte da parte del mondo della giustizia (avvocati, magistrati e studiosi) e i rappresentanti della politica.

Al termine dei lavori, numerose sono state le mozioni approvate, in termini di proposta e di raccomandazione, che, si auspica, saranno attentamente valutate e considerate dal Parlamento e dal Governo in questo momento in cui molteplici sono le iniziative di riforma.

Un certo scetticismo è stato, tuttavia, manifestato dal coordinatore dell’OCF l’avv. Giovanni Malinconico, il quale ha sottolineato l’assenza del Ministro della Giustizia, sebbene in un momento cruciale per la Giurisdizione, dal quale, purtroppo, non è pervenuta alcuna comunicazione sulle rilevanti tematiche trattate; questioni di grande interesse non solo per gli avvocati ma, principalmente, per la tutela dei diritti dei cittadini.

E’ stato sottolineato, da tutti gli intervenuti, il particolare rilievo da attribuire ai temi in argomento, così come la necessità di procedere a ipotesi di riforma solo previo il necessario confronto con l’avvocatura, da sempre presente e collaborativa.

La partecipazione ai tavoli delle riforme del processo civile e di quello penale, da parte delle varie anime dell’avvocatura, rappresentanza istituzionale, politica e associativa, ha fatto sì che fossero eliminati dall'agenda gli aspetti più controversi e criticati. Tuttavia, i segnali più recenti fanno temere che il lavoro svolto possa risultare compromesso da dichiarazioni e pareri di segno contrario, che lasciano presagire un percorso indirizzato verso una pericolosa deriva giustizialista e, dunque, una minore tutela dei diritti dei cittadini.

In proposito ha destato particolare attenzione la proposta di abbassare a dodici anni la soglia per la non imputabilità dei minori. L’idea, nata dall'esigenza di contrastare i fenomeni criminali messi a segno dalle cosiddette baby gang, propone serie e preoccupanti riflessioni circa la possibilità che possa aversi un effettivo recupero, dal punto di vista sociale, di ragazzini, attraverso lo strumento della condanna penale e della espiazione della pena.

Senza contare che, in ogni caso, la verifica della effettiva sussistenza della capacità di intendere e di volere in capo a un dodicenne, sarebbe comunque demandata a un accertamento peritale.

L’Avvocatura, con una apposita mozione, approvata in maniera pressoché unanime dai delegati congressuali, ha espresso la sua ferma contrarietà. In relazione al tema congressuale della riforma del processo penale, destano, poi, preoccupazione le idee in discussione, riguardanti il regime della prescrizione, dei riti alternativi, della udienza preliminare, della depenalizzazione; tutti temi sui quali resta necessario un confronto e condivisione tra avvocatura, magistratura e politica, al fine di scongiurare effetti distorsivi del sistema.

In particolare si contesta l’ipotesi di modifica restrittiva delle impugnazioni e si afferma la necessità di rafforzare la funzione di filtro dell’udienza preliminare. Resta il dubbio, poi, che l’ipotesi di introdurre pene più gravose e nuove ipotesi di reato possa assumere una mera funzione di supplenza politica, così come appare ingiustificata la spettacolarizzazione dei processi e della repressione, che nulla aggiungono sotto l’aspetto di una maggiore sicurezza mentre, al contempo, certamente ledono le garanzie dell’imputato e rendono meno incisivo e più circoscritto il diritto di difesa.

L’Avvocatura è contraria a ogni ipotesi di riforma che, con l’obiettivo di rendere più celere e spedita la definizione del processo penale, esigenza sentita da tutti, finisca con il compromettere le tutele e le garanzie dei cittadini.

Sul piano delle riforme della giurisdizione civile va evidenziata la eccessiva durata dei processi e la incapacità di fornire risposte adeguate per dirimere conflitti e assicurare la tutela degli interessi delle parti in causa. In proposito, vi è da dire che a nulla sono valse le riforme degli anni passati, tutte concentrate sul contingentamento dei tempi e termini processuali previsti per la difesa quando, invece, occorreva intervenire sugli organici e le risorse economiche impiegate nel settore giustizia.

Critiche, poi, vanno mosse anche al progetto di riforma del diritto di famiglia e della ipotizzata bi-genitorialità come prevista dal Ddl Pillon, che non tutela i minori e le donne, sottrae competenze agli avvocati e, dunque, allontana la difesa tecnica dalle aule di giustizia, a tutto discapito della parte processuale più debole, ossia proprio i minori e le donne.

Il timore reale espresso dalla massima assise dell’Avvocatura resta, comunque, quello che le ulteriori proposte di riforma che agitano la politica, siano sempre a costo zero, ossia senza impiego di risorse, con la ineludibile conseguenza che, come successo in passato, nulla muti rispetto alla situazione attuale in termini di efficienza e organizzazione degli uffici giudiziari e, dunque, nessuna ricaduta positiva in termini di minor durata dei processi.

L’Avvocatura esce rafforzata dal Congresso e si conferma interlocutore essenziale della politica, ogni qual volta si discute di riforme o argomenti legati al mondo della giustizia. Del resto è l’Avvocato il primo se non l’unico tramite tra il cittadino e la giurisdizione, potenziare il ruolo dell’Avvocato vuol dire dare tutela effettiva ai diritti dei cittadini e rafforzare le garanzie costituzionali, per assicurare il pieno, concreto e reale rispetto dei principi democratici.

Avv. Michele Gallozzi - Delegato Cassa Forense

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