IA nelle imprese: il ruolo dell'avvocato nell'era della regolazione

di Angelo Cugini

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L'intelligenza artificiale entra nelle imprese per lo più come strumento operativo, acquistato e distribuito con la stessa logica di qualsiasi altro software. Ma il quadro normativo che si è consolidato negli ultimi anni impone un cambio di approccio. L'AI Act europeo ha definito un regime uniforme per lo sviluppo, la commercializzazione e l'utilizzo dei sistemi di IA, con l'obiettivo di garantirne la conformità ai principi di tutela dei diritti fondamentali, della salute e della sicurezza. Il regolamento si applica in via generale dal 2 agosto 2026, con disposizioni anticipate per alcune categorie e differite per altre.

Per le imprese, il profilo più rilevante riguarda l'uso dell'IA nei processi lavorativi. Il regolamento qualifica come sistemi ad alto rischio quelli impiegati nel recruiting e nella selezione del personale, nell'analisi dei curricula, nella valutazione dei candidati, nonché quelli utilizzati per decisioni relative a promozioni, cessazioni del rapporto, assegnazione di mansioni, monitoraggio delle prestazioni e analisi del comportamento dei lavoratori. In molti contesti aziendali, pertanto, l'IA interviene direttamente su posizioni professionali e condizioni di lavoro, con ricadute giuridiche che non possono essere ignorate.

Sul piano nazionale, la legge 23 settembre 2025, n. 132 — in vigore dal 10 ottobre 2025 — ha introdotto un livello aggiuntivo di disciplina. Dalla documentazione parlamentare emerge che l'impiego dell'IA nel mondo del lavoro deve perseguire il miglioramento delle condizioni lavorative, la salvaguardia dell'integrità psico-fisica dei lavoratori e l'incremento della produttività, nel rispetto della dignità umana, della riservatezza e dei diritti inviolabili.

La legge istituisce inoltre un Osservatorio presso il Ministero del lavoro e individua in AgID e ACN le autorità nazionali competenti per l'intelligenza artificiale.

In questo contesto, la funzione dell'avvocato si ridefinisce in senso preventivo e strutturale. Il professionista è chiamato ad affiancare l'impresa nella fase antecedente all'adozione dei sistemi, in quella di integrazione e in quella successiva di verifica.

Il primo intervento riguarda la mappatura giuridica degli usi aziendali: identificare quali strumenti rientrino nella definizione normativa di IA, in quali processi siano impiegati, se ricadano nelle categorie ad alto rischio, quali categorie di dati trattino e quali effetti producano sulle persone. È un'attività preliminare che consente all'impresa di conoscere il regime applicabile prima di assumere impegni contrattuali con i fornitori.

Il secondo ambito di intervento è la costruzione della governance interna. L'integrazione dell'IA richiede policy aziendali, procedure di supervisione umana, sistemi di tracciabilità, due diligence sui fornitori, ripartizione delle responsabilità e meccanismi di contestazione o revisione degli esiti automatizzati. Il diritto, in questa fase, non è un limite imposto al progetto tecnologico, ma una componente del progetto stesso. Anche la disciplina sulla protezione dei dati mantiene un peso centrale: l'art. 22 del GDPR tutela l'interessato contro le decisioni basate esclusivamente su trattamenti automatizzati che producano effetti giuridici o incidano in maniera significativa sulla sua sfera.

Un profilo specifico riguarda direttamente la professione forense. Secondo quanto emerge dalla documentazione relativa alla legge n. 132/2025, nelle professioni intellettuali l'utilizzo di sistemi di IA è limitato ad attività strumentali e di supporto, con obbligo di informativa al cliente. Si tratta di un dato che ha implicazioni anche sul piano deontologico: l'avvocato che assiste le imprese nell'adozione dell'IA è tenuto a utilizzarla, a sua volta, nel rispetto di criteri di trasparenza e senza che essa sostituisca il giudizio professionale.

L'integrazione dell'IA nelle imprese apre quindi uno spazio concreto per la consulenza legale specializzata. Serve un professionista in grado di analizzare la tecnologia con categorie giuridiche, di individuare i profili di rischio prima che si traducano in sanzioni o controversie, e di supportare l'impresa nella costruzione di un modello di innovazione documentato e conforme. In questa fase, il contributo dell'avvocato non è frenare l'adozione dell'IA, ma garantirne la solidità giuridica. È una funzione che la professione può svolgere con autorevolezza, a condizione di presidiare il cambiamento con competenza tecnica adeguata.

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