Pensioni e lavoro, giovani e anziani: il patto possibile tra generazioni

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"Pensioni" e "lavoro" sono ambiti strettamente interrelati: intervenire sull’uno comporta inevitabili effetti anche sull’altro. Allo stato attuale sono in discussione interventi per "puntellare" un sistema, quello pensionistico, che se finalmente ha raggiunto un assetto sostenibile, è evidente che necessiti di qualche meccanismo in direzione di una maggiore flessibilità in fase di accesso; sul fronte del lavoro, invece, malgrado le azioni messe in campo dal governo negli ultimi tempi, nuovi interventi sono in agenda per "far saltare" quel tappo che impedisce l’ingresso nel mercato del lavoro dei più giovani, che hanno voglia mettersi in gioco e contribuire allo sviluppo del Paese, ma nonostante ciò appaiono come le coorti di popolazione più penalizzate.
L’Italia presenta sotto questo aspetto un quadro peculiare: se nel 2015 il differenziale tra tasso di occupazione italiano ed europeo è pari a quasi 10 punti percentuali nella fascia d’età 20-64 anni, esso si dimezza per la classe di lavoratori over 55 (5,2 punti), mentre quasi raddoppia per le classi 15-24 anni (17,6 punti percentuali). Se, da un lato, un simile quadro comporta rischi per la tenuta del nostro sistema a ripartizione, gravato da un rapporto tra occupati (che insieme ai datori di lavoro versano i contributi sociali) e pensionati (che li ricevono sotto forma di pensioni) fermo a 1,379 – mentre il Centro Studi di Itinerari Previdenziali stima che dovrebbe attestarsi ad un valore almeno pari a 1,544 – dall’altro lato, la crisi del lavoro giovanile assume ormai caratteri strutturali nel nostro Paese.


È necessario che l’economia torni a crescere, ci sia più sviluppo e maggiore occupazione, anche e soprattutto giovanile. Su questo fronte, peraltro, è bene chiarire come le difficoltà nel mercato del lavoro dei giovani siano scarsamente correlate con la permanenza al lavoro dei lavoratori più maturi. Paesi come Germania, Svezia e Regno Unito, dove l’età effettiva di pensionamento è mediamente più elevata della nostra (tra 62 e 65 anni, a fronte di circa 61 in Italia), il tasso di occupazione giovanile è nettamente più elevato (si va dal 42 al 51% contro il 18% italiano). Ma anche in Spagna, tuttora in grave crisi occupazionale, il tasso di occupazione giovanile è di qualche punto percentuale più elevato del nostro nonostante, anche in essa, l’età effettiva di pensionamento sia più elevata della nostra.
Oggi più che mai, peraltro, come in un intricato puzzle altri "tasselli" sono intervenuti a complicare il quadro di riferimento: la globalizzazione e la sfida competitiva lanciata dai Paesi emergenti, la saturazione dei mercati e la crisi della domanda nei mercati maturi, come il nostro, fiaccano la capacità competitiva di un tessuto imprenditoriale fatto per lo più di imprese medio-piccole e di un universo di liberi professionisti che sono chiamati, una volta per tutte, a compiere un salto qualitativo e dimensionale nell’affrontare i mercati.
Ancora, il debito pubblico, che malgrado abbia frenato la sua spirale, continua a rappresentare un’invariante di sistema, con la quale si confrontano le imprese ed i lavoratori; un pesante fardello che drena risorse al Paese e alle giovani generazioni, le quali – a differenza che in passato – sono chiamate a fare quotidianamente i conti con gli equilibri della finanza pubblica.
Pensioni e lavoro sono legate a doppio filo a due universi, quello dei giovani e quello dei meno giovani, anch’essi complementari, due dimensioni che necessariamente si compenetrano.


Padri e figli, nonni e nipoti, insegnanti ed alunni, nuove leve e seniores d’azienda, "navigati professionisti del foro" – calando il discorso all’universo forense – e giovani professionisti che proprio nel foro compiono i loro primi passi. Tra i quali, tuttavia, occorre creare ponti – o meglio – rinforzare quelli, vitali, che già esistono a tutti i livelli: dal lavoro e la professione, alla formazione e le relazioni sociali, fino a tutte le differenti sfere della vita.
In prima battuta, occorre dunque creare una breccia in quella che appare come una barriera invalicabile nell’ingresso nel mercato del lavoro da parte delle nuove leve. Il lavoro, del resto, rappresenta una garanzia per un sistema pensionistico a ripartizione come il nostro, ma di lavoro ha bisogno anche il Paese per svilupparsi, mantenersi competitivo, fare innovazione ed inclusione. E di lavoro hanno bisogno i giovani, nella loro duplice veste: "adulti di oggi" che debbono portare a compimento le proprie aspirazioni, mettere a frutto i propri progetti, e "pensionati futuri" che hanno necessità di alimentare il proprio salvadanaio previdenziale. Come un mantra, non possiamo non ricordare che "non c’è pensione senza lavoro", ma possiamo aggiungere che non c’è neppure competitività senza lavoro.
Una collaborazione tra generazioni è quindi la priorità, e non si risolve - solo e soltanto - in meri anche se necessari equilibri tra poste del bilancio dello Stato, ma presuppone molto di più. Presuppone, ad esempio, di trovare adeguati meccanismi per tramandare i saperi all’interno delle imprese e nel mondo delle libere professioni per arricchire le nuove generazioni di lavoratori e favorire al tempo stesso la longevità sul lavoro, rimotivando i lavoratori over e offrendo loro nuove e gratificanti prospettive.


Una strada che non va intrapresa in termini di scontro generazionale, ma piuttosto di patto tra generazioni: in questo percorso qualche altro sacrificio sarà da mettere in conto per far sì che il sistema, in tutti gli ambiti economici e sociali, possa tenere.
È questo, dunque, il momento di aprire – o forse "riaprire" – una nuova stagione che faccia perno su quel patto intergenerazionale che, in fin dei conti, rappresenta l’essenza di ogni Paese. Anche noi, nell’ambito della Giornata Nazionale della Previdenza e del Lavoro, con i suoi 74 stand allestiti, 32 convegni e 33 speed-date informativi che si sono tenuti, e che hanno coinvolto oltre 9 mila visitatori - di cui oltre 1.700 studenti - abbiamo gettato un seme, che ci auguriamo possa germogliare nelle scelte dei cittadini, delle istituzioni, dei tecnici e degli operatori del settore.

Prof. Alberto Brambilla
Dott. Edoardo Zaccardi

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