Ancora una volta la Cassazione censura la "PAS"

di Andrea Mazzeo

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Con una recente Ordinanza, n. 13217/21 depositata il 17.05.2021, la Suprema Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Appello di Venezia che disponeva il cosiddetto “affido super-esclusivo” di una minore al padre; ciò in seguito a una CTU che suggeriva tale modalità di affido

“a fronte di comportamento della madre da cui era sorto il rischio di alienazione della minore rispetto al padre (rilevando altresì che la madre sembrava affetta dalla cd. sindrome della madre malevola)”.

Tale nuova presunta sindrome, inesistente sul piano clinico-psichiatrico, è un corollario, per così dire, della vecchia sindrome di alienazione genitoriale (PAS), già oggetto di rilievi (Cassazione Civile n. 7041/13) e che, pur non esplicitamente menzionata nella CTU, è stata però colta dalla Corte gravata e oggetto di critiche puntuali. 

Scrive la Suprema Corte, difatti, che con l'ingresso nel procedimento di concetti stigmatizzanti privi di validità scientifica, come quelli sopra riportati, si perviene a

“una inammissibile valutazione di tatertyp”, principio giuridico proprio del codice penale della Germania nazista, incompatibile con l'ordinamento di un paese democratico.

L'utilizzo di concetti stigmatizzanti (PAS, alienazione parentale, madre malevola, ecc.) conduce a sanzionare non più l'illecito ma l'autore “per quello che è, non per quello che fa” (Stanig), omettendo in tal modo la ricerca di “dati di fatto concreti e oggettivi” (Corte d’Appello di Lecce, Sez. Minori, 11.03.2014, Cassazione Civile n- 13274/2019) attestanti la commissione dell'illecito.

È auspicabile che questa Ordinanza apra un ampio dibattito tra gli operatori giuridici che riporti le vicende processuali di affidamento dei minori nel solco del Diritto e che, soprattutto, non si senta parlare di concetti privi di validità scientifica utilizzati nel processo.

Andrea Mazzeo, psichiatra in Lecce

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