I “POTERI” DEL GIUDICE NELLA LIQUIDAZIONE DEL COMPENSO ALL’AVVOCATO

di Leonardo Carbone

Stampa la pagina
foto

Il giudice è tenuto ad effettuare la liquidazione giudiziale dei compensi al difensore nel rispetto dei parametri previsti dal D.M. n. 55/2014, ed ora del D.M. 8 marzo 2018, n. 37 (in termini,Cass. 19 gennaio 2018 n. 1357).

In presenza di una specifica richiesta del difensore, il giudice non può limitarsi ad una globale determinazione del compenso in misura inferiore a quelli domandati, ma ha l’onere di dare adeguata motivazione dell’eliminazione e della riduzione di voci da lui operata  (Cass. n.12537 del 2019) allo scopo di consentire, attraverso il sindacato di legittimità, l’accertamento della conformità della liquidazione a quanto risulta dagli atti ed ai parametri.

Il giudice nel liquidare le competenze professionali ha il dovere di fornire adeguata motivazione sia sull’individuazione delle voci riferibili effettivamente alle singole attività defensionali dedotte, che sulla congruità delle somme liquidate, avuto riguardo ai parametri normativamente fissati, al numero e all’importanza delle questioni trattate e alla natura ed entità delle singole prestazioni (Cass. pen. 30 settembre 2016 n. 44342).

L’eventuale “taglio” delle spese legali da parte del giudice, deve essere quindi “specifico” atteso che il giudice, sia pure sinteticamente, ha l’onere di specificazione allorché proceda al “taglio” delle competenze legali al momento della liquidazione di esse (Cass. 12 gennaio 2018. n. 657). 

Solo l’esercizio del potere discrezionale del giudice contenuto tra i valori minimi e massimi parametrici non è soggetto a sindacato in sede di legittimità, attenendo pur sempre a parametri fissati dalle tabelle (Cass. 13 novembre 2020 n.25788).

D.M. 8 marzo 2018, n. 37 liquidazione compenso avvocato 

Il D.M. 8 marzo 2018, n. 37 ha previsto un “freno” alla discrezionalità del giudice nella liquidazione del compenso.

Il decreto, infatti, limita il perimetro di discrezionalità riconosciuto al giudice, individuando delle soglie minime percentuali di riduzione del compenso rispetto al valore parametrico di base al di sotto delle quali non è possibile andare. È “vietato” al giudice la liquidazione del compenso all’avvocato “scendendo” sotto una soglia minima.

In caso di intervenuto accordo cliente/avvocato sul compenso, poiché l’avvocato ha diritto ad esigere dal proprio cliente il compenso pattuito indipendentemente dalle statuizioni del giudice sulle spese giudiziali, è opportuno, per non incorrere in “responsabilità”, che l’avvocato produca in giudizio la nota spese (produzione prevista dall’art. 75 disp. att. c.p.c.) unitamente all’accordo sottoscritto dal cliente, per evitare che il cliente possa addebitare al suo avvocato l’esborso di una somma maggiore che non può recuperare dalla parte soccombente per la mancata produzione in giudizio dell’accordo.

E’ opportuno evidenziare che, con riferimento alla disciplina delle spese processuali, i parametri, cui devono essere commisurati i compensi dei professionisti in luogo delle abrogate tariffe professionali, sono da applicare ogni qual volta la liquidazione giudiziale intervenga in un momento successivo alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale che li preveda e si riferisca al compenso spettante ad un professionista che, a quella data, non abbia ancora completato  la propria prestazione professionale, ancorchè tale prestazione abbia avuto inizio e si sia in parte svolta quando ancora erano in vigore le tariffe abrogate (in termini giurisprudenza consolidata; da ultimo, Cass. 13.11.2020 n. 25788).

Avv. Leonardo Carbone - Direttore Responsabile della Rivista

Altri in AVVOCATURA

  • ELEZIONI E GIUSTIZIA PENALE: I PARTITI A CONFRONTO

    In vista delle elezioni del 25 settembre, con le quali i cittadini italiani sono chiamati a scegliere la composizione del nuovo (più ridotto) Parlamento e, indirettamente, del nuovo Governo, la...

    Guido Stampanoni Bassi
  • UNIVERSITÀ, DA QUEST’ANNO È POSSIBILE LA DOPPIA ISCRIZIONE AI CORSI DI LAUREA

    Il Senato della Repubblica ha approvato, a larga maggioranza, il disegno di legge che abroga il divieto della “doppia laurea”, già votato all’unanimità alla Camera dei Deputati nel precedente mese di...

    Debora Felici
  • LA CERTIFICAZIONE UNI PER GLI AVVOCATI

    Per gli studi legali e per i commercialisti è ora disponibile una nuova certificazione di qualità. Alla ISO 9001 si affianca la certificazione UNI1610191 tarata sulle caratteristiche di uno studio...

    Giancarlo Renzetti - Debora Felici

Potrebbe interessarti anche

  • CAUSE RIUNITE E COMPENSO DELL’AVVOCATO

    La liquidazione di un unico onorario non può trovare applicazione nel caso in cui l’avvocato difenda la medesima parte contro più parti, ma in processi separatamente introdotti e mai riuniti, ancorché aventi ad oggetto le medesime questioni di fatto e di diritto

    Leonardo Carbone
  • CONCORDATO PREVENTIVO E COMPENSO IN PREDEDUZIONE DELL’AVVOCATO

    In ordine alla prededuzione o meno del credito del professionista che svolge attività di assistenza e consulenza per la redazione e la presentazione della domanda di concordato preventivo, vi  sono stati due filoni giurisprudenziali

    Leonardo Carbone
  • DECRETO INGIUNTIVO PER IL RECUPERO DEL COMPENSO DELL’AVVOCATO

    La tesi secondo cui lo smantellamento del sistema tariffario ha comportato l’abrogazione tout court delle norme che lo richiamano, e in particolare delle norme del codice di rito, non è sorretta da alcun indice normativo e neppure da validi criteri ermeneutici

    Leonardo Carbone