Laura Iannotta

Equo compenso. Nulle le clausole che creano squilibrio contrattuale tra avvocati e clienti “forti”

Il disegno di legge presentato dal Ministro della Giustizia –frutto del tavolo di lavoro con il Consiglio Nazionale Forense-è finalizzato a ridare condizioni di dignità per l’avvocatura , riconoscendo il diritto di pretendere nei confronti dei c.d. clienti forti un equo compenso, proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto.
Si vuole così porre rimedio alle situazioni di squilibrio esistenti nei rapporti contrattuali tra professionisti e clienti forti come, ad esempio, banche, imprese , assicurazioni, pubbliche amministrazioni, bloccando le numerose clausole vessatorie che spesso caratterizzano i contratti tra le due parti e affidano al giudice il compito di accertare la nullità di qualsiasi patto teso a garantire un compenso non equo all’avvocato e di determinare giudizialmente il compenso corretto, tenendo conto dei parametri fissati dal ministero della giustizia.

In caso di pensione di vecchiaia con integrazione al minimo, la contribuzione modulare genera una quota aggiuntiva di pensione oppure l'integrazione al minimo rimane invariata?

Come stabilito dall’art. 72.7 del nuovo Regolamento Unico della Previdenza Forense, la quota modulare e gli eventuali supplementi di pensione assorbono, sino a concorrenza, l’integrazione al trattamento minimo della pensione.

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