Laura Iannotta

Equo compenso. Nulle le clausole che creano squilibrio contrattuale tra avvocati e clienti “forti”

Il disegno di legge presentato dal Ministro della Giustizia –frutto del tavolo di lavoro con il Consiglio Nazionale Forense-è finalizzato a ridare condizioni di dignità per l’avvocatura , riconoscendo il diritto di pretendere nei confronti dei c.d. clienti forti un equo compenso, proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto.
Si vuole così porre rimedio alle situazioni di squilibrio esistenti nei rapporti contrattuali tra professionisti e clienti forti come, ad esempio, banche, imprese , assicurazioni, pubbliche amministrazioni, bloccando le numerose clausole vessatorie che spesso caratterizzano i contratti tra le due parti e affidano al giudice il compito di accertare la nullità di qualsiasi patto teso a garantire un compenso non equo all’avvocato e di determinare giudizialmente il compenso corretto, tenendo conto dei parametri fissati dal ministero della giustizia.

Il contributo minimo integrativo, oltre a quello soggettivo, può essere detratto in sede di dichiarazione dei redditi?

In linea generale, il contributo integrativo non è deducibile ai fini fiscali. Tuttavia tale deducibilità avviene solo nel caso in cui l’importo versato a titolo di contributo minimo sia maggiore rispetto all’effettivo 4% da applicarsi sul Volume di Affari IVA dichiarato, laddove questi rappresenti un costo.

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