Il “grande fratello fiscale” è in arrivo: chi risparmia “troppo” ha il braccino corto o evade il fisco?

Avv.ti Antonio e Francesco Mancini

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Orwell aveva visto bene, il “Grande Fratello” esiste e si camuffa, ora, nella Banca Dati del Fisco che, secondo gli ultimi annunci del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, fornirà una nuova versione di controlli sui conti correnti, obbligazioni, conti di deposito, bancomat, carte di credito, etc. dei contribuenti italiani.

Lo zoom si sposterà dalle spese alle giacenze sul conto, per verificare se i conti correnti eccessivamente “dormienti” possano accendere la spia di spese sostenute in contanti, frutto avvelenato del “nero” di ricavi e compensi. In altri termini non sarà sospettabile soltanto chi abbia sostenuto spese non coerenti alle entrate denunciate, sul paradigma ormai noto dello spesometro, ma si terrà sotto osservazione anche il “risparmiometro”, ovvero l’elevata staticità dei prelievi da conti correnti, carte di credito e bancomat, sul presupposto che tale rigidità sottenda il ricorso a pagamenti in nero degli acquisti ordinari ed usuali, dalla spesa alimentare alla benzina, dall’affitto di casa ai medicinali, dalle utenze al vestiario.

Acquisti in nero alimentati da incassi altrettanto occultati all’Erario: il sillogismo può reggere, ma, come sempre, cum grano salis.

L’eccesso di risparmio non è necessariamente sinonimo di entrate oscure ma, talvolta, di taccagneria o, per essere buoni e visti i tempi, di prudenza.

Senza dimenticare che il risparmio, nella sua accezione più nobile, è un valore di rango costituzionale. Presumibilmente si prenderanno a parametro le spese mediamente affrontate da un nucleo familiare, essendo impensabile che il contribuente debba rispondere di spese voluttuarie, che in tanti non possono o non vogliono sostenere.

Comunque sarà bene che le controparti affinino le tecniche di attuazione del nuovo sistema: i contribuenti dovranno avere maggiore cura, rispetto al passato, di conservare traccia delle legittime fonti di liquidità che, in alternativa ai prelievi, giustifichino il sostenimento di spese senza necessità di attingere a conti correnti, polizze, depositi, buoni fruttiferi.

Parenti ed amici generosi sono “merce” alquanto rara e se, per fortuna, ci sono, devono farsi “riconoscere” attraverso bonifici ed altri mezzi tracciabili e, a loro volta, mediante il possesso di redditi compatibili con la liberalità.

D’altro canto, come del resto assicurato dal Direttore dell’AE, Gen. Antonino Maggiore, le verifiche sul risparmiometro potranno partire solo in presenza di scostamenti significativi e di discrepanze anomale.

L’esperienza di altri strumenti di ricostruzione forfetaria dei redditi (dal redditometro agli studi settore) consiglia la prudenza, onde evitare che la facoltà del loro utilizzo si trasformi in un commodus discessus dalla ripartizione dell’onere probatorio.

La giurisprudenza di legittimità vi ha posto un freno, derubricandoli in sostanza a meri indizi che, per derogare ai canoni ordinari di determinazione analitica dei redditi, devono concorrere con altri elementi.

Inoltre, come imposto dal Garante per la privacy, sarà assicurato il contraddittorio: i contribuenti (non solo professionisti ed imprese, anche semplici cittadini) potranno presentare documenti e prove, per risalire alle causali di conti troppo poco “correnti”.

Per gli avvocati che non tengano evidenze bancarie separate, tra la sfera personale e quella professionale, sarà meno agevole (ma non per questo impossibile) dimostrare che le spese della quotidianità, se non alimentate da prelievi frequenti, trovano risposta in piccoli smobilizzi, in prestiti o regalie documentati, in accantonamenti, ragionevolmente risalenti, di incassi regolarmente fatturati.

Un dato è certo: l’azione del Fisco, nell'incrocio dei report delle Poste, degli Istituti di Credito, dell’Inps e di altre amministrazioni pubbliche, è sempre più sofisticata e tempestiva, ed il tenore di vita entra ormai a fare parte stabilmente degli indici rivelatori della capacità reddituale di ogni singolo cittadino. Insomma, per evasori e “tirchi” la vita sarà sempre più dura.

Avv.ti Antonio e Francesco Mancini - Foro di Campobasso

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