Magistratura e politica: separazione dei poteri e tutela dei beni e dei diritti implicati

Di Antonio Mazzone e Nicolino Zaffina

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In risposta alle giuste aspettative dell’opinione pubblica, è stata annunciata l’imminente presentazione di un disegno di legge diretto a bloccare il fenomeno delle cosiddette “porte girevoli” tra magistratura e politica. La rilevanza e la delicatezza della materia impongono un rapido intervento legislativo che garantisca,  anche in concreto, la separazione dei poteri.

Il tema è semplice nelle sue declinazioni estreme: chi svolge un ruolo politico non può contemporaneamente esercitare una funzione giudiziaria e chi esercita una funzione giudiziaria non può contemporaneamente svolgere un ruolo politico. Ciò vale non soltanto con riferimento al piano formale, ma, anche, con riferimento al piano sostanziale.

Come abbiamo già scritto in precedenti articoli del 2017 e del 2019, l’introduzione di una disciplina che non consenta a chi è entrato in politica di tornare a fare il magistrato potrebbe non esaurire l’esigenza di prevenire e risolvere ogni possibilità di conflitto di interessi o di doveri. La specificità della funzione giudiziaria richiede, infatti, di valutare anche aspetti ulteriori, meritevoli di considerazione in base ai principi cui tale funzione deve ispirarsi secondo la Costituzione.

Si tratta di elaborare una nuova normativa che bilanci il diritto del magistrato, come cittadino, di aspirare ed accedere a cariche istituzionali e/o politiche, con l’esigenza di tutelare non soltanto il bene dell’imparzialità e della terzietà della funzione giudiziaria, comprensivo della proiezione che tale bene comporta in termini di salvaguardia del prestigio di tale funzione, ma anche quello della trasparenza. Bene, quest’ultimo, fondamentale in uno Stato democratico, di diritto e sociale.

Nuova normativa che garantisca, altresì, in una prospettiva di anticipazione della soglia di tutela, che non vi possa essere alcuna incidenza del piano funzionale, correlato all'esercizio di poteri o alla disponibilità di informazioni riconducibili alla sfera dell’ufficio giudiziario di appartenenza, per instaurare contatti diretti ad ottenere candidature o a ricoprire incarichi di governo nazionale o locale (o, comunque, incarichi in organismi politici).

La prospettiva di candidature o di incarichi di governo (o, comunque, di incarichi politici) implica (necessariamente) contatti tra chi svolge funzioni giudiziarie e organismi politici; laddove tali contatti raggiungano un livello di significatività, essi possono, di per sé, incidere sull'imparzialità nell'esercizio di tali funzioni o, comunque, sull'immagine di (necessaria) imparzialità.

Il contemperamento tra tutti i beni e diritti implicati può essere rinvenuto nel riferimento all'ulteriore (e rilevante) bene della trasparenza: si potrebbe prevedere un obbligo di (mera) comunicazione (cui non deve corrispondere alcuna autorizzazione) al C.S.M. da parte di chi esercita funzioni giudiziarie di contatti significativi (in termini di idoneità e univocità) con organismi politici, in prospettiva di candidature e assunzione di incarichi di governo.

Ciò consentirebbe di salvaguardare sia la libertà della persona umana, qualunque funzione pubblica svolga, di rapportarsi agli altri come meglio creda, laddove non vi siano problemi attinenti all'illegittimità degli interessi perseguiti o delle modalità di perseguimento, sia la sua libertà di aspirare a candidature e a incarichi politici, sia la sua libertà di manifestazione del pensiero: permetterebbe, però, al C.S.M. di avere una visione chiara della situazione, anche con riferimento alla valutazione di eventuali profili di incompatibilità ambientale o funzionale o alla valutazione relativa all'attribuzione di una funzione giudiziaria piuttosto che di un’altra (fermo restando che la normativa sulle incompatibilità ambientali è già vigente e che obblighi e doveri per chi svolge pubbliche funzioni sono già previsti).

Si potrebbe, poi, delineare una disciplina che, nell'ottica sopra richiamata di un’anticipazione della soglia di tutela, prevenga già la semplice possibilità di una utilizzazione del quadro informativo derivante dallo svolgimento di una funzione giudiziaria (anche a prescindere dall'integrazione di un reato) per il perseguimento di aspirazioni politiche: sanzionando l’abuso del ruolo per gestire le informazioni di cui si è in possesso a causa del ruolo stesso.

Avv. Antonio Mazzone – Foro di Locri

Avv. Nicolino Zaffina – Foro di Lamezia Terme

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