GLI AVVOCATI SECONDO LA P.A.: SALARIATI, NON SALARIATI E GRATUITI

di Giancarlo Renzetti

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L’equo compenso?

Basta che il professionista sia posto “nella condizione di calcolare liberamente, secondo le dettagliate informazioni fornite dall’Amministrazione, la convenienza economica del compenso in relazione all’entità della prestazione… richiesta, senza subire condizionamenti, limitazioni o imposizioni da parte del cliente”.

Questo almeno secondo il Tar Lombardia che ad aprile ha pronunciato una discussa sentenza (1071/2021) in materia di servizi legali per la P.A.


Va ben oltre il Consiglio di Stato, con la decisione di pochi giorni fa (7442/2021) sul ricorso dei COA di Roma e Napoli sull’ormai famoso bando del MEF per l’affidamento di incarichi di consulenza gratuiti.

Secondo i giudici di Palazzo Spada

"nel quadro costituzionale ed eurounitario vigente – come si legge in una nota dei COA Roma e Napoli - pur potendo il professionista scegliere di lavorare a titolo gratuito (nonostante le disciplina interna in materia di equo compenso applicabile anche alle Amministrazioni), la formazione degli elenchi dai quali attingere deve essere improntata ai principi cardine di prevedibilità, certezza, adeguatezza, oggettività e imparzialità”.


Elementi questi che mancavano nell'avviso del MEF che è stato dunque bocciato. Solo per questa ragione, dunque, ma a corollario di un principio che fa riflettere, se non mette addirittura paura: il compenso, se c’è, deve essere equo. In fondo il compenso può anche non esserci, con buona pace della legge e delle battaglie delle Istituzioni Forensi.

Come scrive con una punta d’amaro e condivisibile sarcasmo “Il Dubbio” a margine della sentenza,

“va fatta salva la libertà del professionista di rinunciare a ogni compenso. Se gli basta la soddisfazione per aver apportato il proprio personale, fattivo e utile contributo alla cosa pubblica, perché impedirglielo?”.


Già, perché impedire all’avvocato di lavorare gratis?

Per rispondere, ci si consenta allora si indossare i panni del realismo e fare qualche riflessione. E dunque, lasciamo pure da parte la dignità e il decoro professionale, temi sui quali gli Ordini Forensi si battono da anni. E dimentichiamoci anche, per quanto riguarda la sentenza del Tar lombardo, del fatto che questo modo di ragionare in sostanza avalla, le gare al massimo ribasso.


Chiediamoci almeno quali conseguenze possono produrre bandi di consulenza gratuiti o gare al ribasso nella pubblica amministrazione. Chiediamoci ad esempio, con il Presidente del COA Roma Antonino Galletti

Quale sarebbe il vantaggio del professionista di lavorare gratis?

Non vorremmo – chiosa Galletti - che dietro il pretesto del prestigio, il MEF possa prestare il fianco in talune circostanze all'emergere di interessi meno limpidi come il traffico d'influenze.

"Qui non si contesta la possibilità per il professionista di lavorare pro bono a beneficio di soggetti fragili, ma la possibilità che siano proprio le Amministrazioni, che dovrebbero dare per prime il buon esempio, a pretendere di imporre prestazioni gratuite".


Di qui la necessità, sottolineata anche da Antonio Tafuri, Presidente del COA Napoli, di intervenire al più presto sulla legislazione vigente, richiesta avanzata pure dal Presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella:

"A parità di condizioni contrattuali, si sancisce di fatto l'illegittimità delle prestazioni sottopagate e la contestuale liceità di compensi pari a zero. Una contraddizione che mette la politica di fronte alla necessità di intervenire”.


Quella stessa politica che, pochi giorni fa, è stata interpellata direttamente – con una nota congiunta di CNF, OCF e Cassa Forense – sul tema contiguo degli avvocati assunti nella P.A., chiedendo che la norma del decreto attuazione del Pnrr integri una causa di sospensione dall’esercizio della professione.


“La Professione Forense – si leggeva nel documento inviato ai Ministri Brunetta e Cartabia - non può essere esposta a rischi di conflitti d’interesse o condizionamenti alla sua indipendenza nonché a forme di concorrenza sleale nell’ambito della categoria, tra avvocati salariati e non salariati che insistono sul libero mercato”.


Due categorie alle quali possiamo ormai aggiungere, stante l’attuale giurisprudenza, una terza: quella degli avvocati gratuiti.

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