SOVRAINDEBITAMENTO E COVID-19 – AFFRONTARE L'EMERGENZA

di Gianluca Carfagna

Stampa la pagina
foto

La situazione di emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di COVID-19, come noto e come era logico attendersi, ha avuto – e purtroppo continuerà ad avere almeno nel medio/lungo periodo – gravissime conseguenze sull’economia del nostro Paese. 

Molte famiglie e molti imprenditori hanno visto e continuano a veder peggiorare la loro situazione economica non riuscendo a far fronte alle obbligazioni e agli impegni assunti.

La Legge n. 3/2012 (“Salva Suicidi”) fornisce per queste categorie di soggetti tre strumenti idonei a comporre le situazioni di sovraindebitamento che potrebbero poi sfociare, nei casi più complessi, anche in problematiche di usura. 

Le procedure previste dalla legge sono le seguenti: 

  • il piano del consumatore, per il privato 
  • l’accordo con i creditori, per le imprese
  • la liquidazione, che può essere applicata ad entrambe le figure.

Le stesse possono essere azionate da lavoratori, professionisti, pensionati, piccoli imprenditori, commercianti, imprenditori agricoli e comunque da chi non è assoggettabile alle procedure fallimentari tradizionali, al fine di rientrare nel circuito economico in maniera virtuosa. 

Occorre rappresentare che attualmente, a causa della pandemia da coronavirus e del periodo di “lockdown”, diverse attività commerciali e molte famiglie sono in gravi difficoltà.

Questo comporterà un impoverimento dell’economia locale e nazionale ed un aumento della disoccupazione. 

Detta situazione è stata oggetto di attenzione da parte di molti Tribunali italiani.

Ad esempio, si segnala che di recente il Tribunale di Napoli con il decreto del 3 aprile 2020 ha accolto l’istanza di un consumatore che, nel corso della procedura di omologa e dopo aver già ottenuto il parere favorevole al Piano da parte dell’Organismo di Composizione della Crisi, aveva chiesto il differimento al 1° ottobre 2020 del pagamento delle rate in considerazione della circostanza che lo stesso consumatore fosse stato posto in cassa integrazione.

Sempre la Sezione Fallimentare del Tribunale Napoli, con provvedimento del 17 aprile 2020 ha statuito che il debitore, nei confronti del quali sia già intervenuta l’omologazione di un piano o di un accordo, può rimodulare le modalità e le tempistiche dell’esecuzione avvalendosi dell’ausilio dell’OCC ex art. 13 comma 4 ter legge n. 3/2012 quando sussiste una causa sopravvenuta non imputabile al debitore (nel caso di specie il COVID-19).

In questa prospettiva, deve ritenersi che l’emergenza epidemiologica da Covid-19 possa costituire causa di impossibilità sopravvenuta della prestazione nella disciplina delle obbligazioni in generale.

Nell’attuale contesto storico, l'utilizzo e l'implementazione degli istituti volti alla composizione delle crisi da sovraindebitamento può rendere più efficace l’azione a sostegno delle imprese e delle famiglie.

I vantaggi dell’utilizzo degli OCC sono rappresentati dalla concentrazione in un’unica procedura di tutte le controversie generate dalla propria situazione di crisi e dalla la possibilità per i soggetti sovraindebitati di rientrare nel circuito economico. 

Sarebbe, dunque, auspicabile un intervento del Legislatore volto ad anticipare l’entrata in vigore della nuova disciplina sul sovraindebitamento (che prevede il potenziamento dei suddetti istituti), stralciandola in parte dal Codice della Crisi, destinato al debutto solo dal 1° settembre del prossimo anno.

 

Avv. Gianluca Carfagna -Foro di di Latina

 

Altri in DIRITTO