MESSA ALLA PROVA PER UNA SECONDA VOLTA: SÌ DELLA CONSULTA SE IL REATO È CONTINUATO

di Manuela Zanussi

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Con la recente pronuncia n. 174 del 12.7.2022, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 168 bis comma 4 del Codice Penale.

La sospensione del processo con messa alla prova può essere

 “concessa una seconda volta quando i reati siano contestati in diversi procedimenti, ma siano commessi con un’unica azione o omissione o in esecuzione di un medesimo disegno criminoso”.

Il G.I.P. del Tribunale di Bologna ha sollevato questione di costituzionalità della norma dell’art. 168 bis comma 4 del Codice Penale, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, nella parte in cui vietava la concessione della sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato per una seconda volta, senza prevedere che l’imputato potesse invece usufruirne per reati connessi ex art. 12 comma 1 lettera b) c.p.p. con altri per i quali il beneficio fosse già stato concesso in precedenza.

Il caso in materia di stupefacenti ex art. 73 comma 5 del DPR 9.10.1990 n. 309: gli imputati avevano già beneficiato della messa alla prova in altro procedimento già conclusosi con estinzione per esito positivo della prova stessa.

La richiesta degli imputati non poteva dunque essere accolta e sarebbe stata dichiarata inammissibile; da qui la rilevanza della questione.

Quanto alla non manifesta infondatezza, il remittente ricostruiva la ratio della norma colpita come connotata da una necessaria componente afflittiva, ma nel contempo volta a soddisfare esigenze specialpreventive e risocializzatrici mediante l’incentivazione di comportamenti riparativi, l’assenza del limite della seconda ammissione nel procedimento minorile da cui l’istituto generaliter mutua e, infine, l’inammissibile disparità di trattamento tra il caso a quo in cui gli imputati erano stati sottoposti a procedimenti parcellizzati e il caso in cui essi fossero stati sottoposti a simultaneus processus.

Sosteneva il Giudice a quo che era costituzionalmente illegittimo e discriminatorio negare all’imputato la seconda concessione della messa alla prova laddove -solo per effetto di scelta discrezionale del PM o di altre evenienze processuali- l’azione penale era stata esercitata in un altro procedimento dopo che l’imputato era stato ammesso al beneficio.

La Corte ha ritenuto fondata la questione, con conseguente declaratoria di illegittimità.

Ricorda infatti la Consulta, in un’ampia ricostruzione storica di altri istituti, che, a colpi di censure costituzionali, si è consentito al Giudice, quando il secondo reato fosse avvinto dal vincolo della continuazione, di concedere:

  • una seconda sospensione condizionale (sentenza n. 86 del 1970 che dichiarava incostituzionale gli artt. 164 e 168 cpc),
  • un secondo perdono giudiziale nel procedimento minorile (sentenza n. 108 del 1973 che dichiarava incostituzionale l’art. 169 c.p.)
  • una seconda concessione delle sanzioni sostitutive della libertà controllata e della pena pecuniaria per reati avvinti dalla continuazione (sentenza 267 del 1987).

Se tutti i reati commessi in continuazione fossero stati contestati nell’ambito dell’unico procedimento, i relativi imputati ben avrebbero avuto la possibilità di chiedere e -sussistendone tutti i presupposti- di ottenere il beneficio della sospensione del procedimento con messa alla prova in relazione a tutti i reati” sottolinea la Corte nel recentissimo dictum.

Irragionevole dunque e pertanto censurata la fattispecie nella quale per scelta del P.M. o per altre evenienze processuali, nell’ipotesi in cui si proceda per reati connessi ai sensi dell’art. 12 comma 1 lettera b) del Codice di Procedura Penale, ovvero per reati commessi con unica azione o omissione ovvero in esecuzione di un unico disegno criminoso, contestati in distinti procedimenti, gli imputati non abbiano la possibilità di chiedere nel secondo procedimento la messa alla prova in quanto già ammessi nel primo.

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