Emergenza COVID-19. Le novità sugli ammortizzatori sociali

di Lucia Casella e Giovanni Scudier

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Il Governo, al fine di fronteggiare le conseguenze derivanti dall'emergenza epidemiologica da Covid-19, è intervenuto con misure speciali in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e cassa integrazione in deroga. Quali sono le principali novità?

Con il D.L. del 17 marzo 2020 n. 18, il Governo estende le misure di sostegno al lavoro all’intero territorio nazionale.

In particolare, l’art. 19 del decreto “Cura Italia”, prevede che i datori di lavoro, che sospendano o riducano l’attività lavorativa per eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica, possano presentare domanda di concessione alla CIG, o di accesso all’assegno ordinario, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 e per una durata massima di nove settimane.

Una prima novità fondamentale, rispetto all'ordinaria disciplina della CIG, riguarda il fatto che i datori di lavoro non sono tenuti alla previa comunicazione alle rappresentanze sindacali delle cause di sospensione dell’attività.

Di conseguenza, come ha statuito l’INPS nella circolare n. 47 del 28 marzo 2020 u.s., le imprese non sono tenute a comunicare a quest’ultimo l’esecuzione della informazione alle rappresentanze sindacali.

Permane tuttavia l’onere in capo al datore di informazione, consultazione ed esame congiunto (con le rappresentanze sindacali) che devono essere svolti, anche in via telematica, entro i tre giorni successivi a quello della comunicazione preventiva.

In secondo luogo, la domanda non è soggetta alle specifiche causali previste dalla disciplina ordinaria (art. 11 D.Lgs. 148/2015). Di conseguenza, come chiarisce l’INPS, il datore non sarà tenuto ad allegare la relazione tecnica indicante le ragioni che hanno determinato la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa. Sarà sufficiente allegare l’elenco dei lavoratori destinatari della CIG.

La terza deroga all'ordinario regime della CIG consiste nel fatto che i periodi di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario concessi non sono conteggiati ai fini dei limiti previsti dagli artt. 4 co. I e II, 12, 29 co. III, 30 co. I e 39 del D.Lgs. 148/2015. Pertanto possono chiedere la cassa integrazione ordinaria, specificando quale causale “COVID-19 nazionale”, anche le imprese che hanno già raggiunto i limiti di 52 settimane nel biennio mobile (o di 26 settimane nel biennio mobile per l’assegno ordinario).

Una quarta differenza riguarda i lavoratori destinatari dello strumento previsto dal decreto “Cura Italia”: tali sono coloro che risultano alle dipendenze del datore richiedente alla data del 23 febbraio 2020, a prescindere dall’anzianità di effettivo lavoro e dall’eventuale presenza di ferie fruibili.

Il Governo è intervenuto, all’art. 22, emanando nuove disposizioni per la cassa integrazione in deroga. Con tale norma l’esecutivo ha demandato a Regioni e Provincie Autonome di poter riconoscere trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga ai datori di lavoro del settore privato per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario.

La concessione della cassa integrazione in deroga sarà autorizzata dalle Regioni e Provincie autonome previo accordo, che può essere concluso anche in via telematica, con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale per i datori di lavoro.

Tale accordo, tuttavia, non è richiesto per i datori di lavoro che occupano sino a cinque dipendenti.

Da ultimo si ritiene opportuno segnalare che in data 30 marzo 2020 le parti sociali hanno sottoscritto con l’Associazione Bancaria Italiana la “Convenzione in Tema di Anticipazione sociale in Favore dei Lavoratori Destinatari dei Trattamenti di Integrazione al Reddito di cui agli artt. da 19 a 22 del D.L. n. 18/2020”.

Oggetto della convenzione è la definizione di una procedura per l’anticipazione – da parte delle Banche che applicano la Convenzione stessa – dei trattamenti di integrazione salariale ordinario e in deroga per l’emergenza Covid, tramite l’apertura di un credito in un conto corrente apposito, qualora richiesto dalla Banca, per un importo forfettario complessivo pari ad euro 1.400.

Destinatari sono i lavoratori destinatari di tutti i trattamenti di integrazione al reddito.

Avv. Lucia Casella - Avv. Giovanni Scudier - Foro di Padova

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