Specializzazioni: un invito a guardare avanti, a guardare fuori

di Luigi Pansini


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Il Consiglio di Stato, all'indomani dell’annullamento in parte qua (elenco delle materie e colloquio per il conseguimento del titolo di avvocato specialista) del d.m. n. 144 del 12.08.2015, con il parere n. 1347 del 02.05.2019, ha formulato le sue osservazioni sulla nuova bozza di regolamento recante, in attuazione dell’art. 9 della legge n. 247 del 31.12.2012, la disciplina delle specializzazioni forensi, invitando le Amministrazioni e gli organi competenti all'analisi, tramite studio ad hoc, dell’impatto regolatorio in materia.

La lettura del parere si è rivelata assai interessante. L’espressione “servizi legali” è utilizzata ben nove volte; i termini “mercato”, “offerta” e “domanda”, rispettivamente cinque, sette e quattro.

Anche sull'idea di “specializzazione”, sulle finalità e sull'approccio alla materia, il Giudice amministrativo è chiaro nell'esposizione: “l’obiettivo perseguito dalla disciplina in oggetto è quello di definire aree di specializzazione nell'offerta dei servizi legali nella sua più recente evoluzione. La definizione della specializzazione è dunque funzionale a una migliore qualità del servizio legale offerto alla clientela consentendo di segmentare il mercato e di ridurre i costi di ricerca per i clienti. Certamente questo obiettivo deve prevalere su quello della coerenza con le ripartizioni dogmatiche recepite negli ordinamenti universitari che seguono logiche ed obiettivi diversi”.

E ancora: “…le aree di specializzazione definite dal decreto non dovrebbero solo riflettere l’assetto attuale ma, per quanto possibile, anticiparne l’evoluzione facendo in modo che vi sia un’offerta adeguata quando la domanda di servizi legali evolverà con il maturare di nuove esigenze”.

Riferimenti al mercato e alla nozione di “servizi legali” a parte, temi sui quali prima si avvia una riflessione senza pregiudizi e meglio sarà, lo spunto per una riflessione a mente fredda muove, indipendentemente dalla terminologia utilizzata nel parere, dall'esortazione ivi contenuta a guardare in faccia la realtà, a uscire allo scoperto e a prendere definitivamente atto che anche la nostra professione è cambiata ed è in continua evoluzione.  

Insomma, l’Avvocatura è invitata a guardare fuori, a guardare avanti e in prospettiva, ad abbandonare la pretesa di dettare modelli organizzativi e formativi “classici”, corporativi ed uguali per tutti coloro che svolgono la professione. 

L’invito va assolutamente raccolto.

Avv. Luigi Pansini – segretario A.N.F. Associazione Nazionale Forense

 

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