La restituzione dei contributi? Non è un diritto quesito

di Marcello Bella


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La norma che prevedeva la restituzione dei contributi in caso di mancata maturazione del diritto a pensione, con conseguente cancellazione dalla Cassa Forense, era norma di carattere affatto eccezionale nel panorama previdenziale. 

Ne consegue che l’abrogazione di tale norma, art. 21 della legge n. 576/1980, intervenuta mediante l’adozione della specifica disposizione contenuta nell’art. 4 del Regolamento Generale dell’Ente, con contestuale introduzione di una forma pensionistica di tipo contributivo, rispondeva e risponde ai principi generali che informano il sistema previdenziale.

Gli ermellini hanno ribadito tale principio nella recentissima sentenza n. 19255 del 17 luglio 2019, già affermato in diverse occasioni (ex multis, da ultimo, Cass., Sez. Lavoro, n. 19981/2017), ponendosi nel solco di quell'orientamento giurisprudenziale oramai consolidato che ha affermato più volte, soprattutto negli ultimi tempi, l’autonomia della Cassa e, in generale, degli enti previdenziali privatizzati, in conformità al disegno originario del Legislatore (legge-delega n. 537/1993 e successivo decreto legislativo n. 509/1994) di “disimpegno” della mano pubblica nel modello di gestione della previdenza dei liberi professionisti.

La Cassa ha introdotto l’istituto della pensione contributiva, sostituendo pertanto – tramite l’uso della delegificazione - il preesistente istituto della restituzione dei contributi e la Suprema Corte ribadisce e conferma la possibilità per gli Enti previdenziali privatizzati, in virtù della loro autonomia, di derogare e finanche di abrogare disposizioni di legge, fermo restando il fine di perseguire l’equilibrio di bilancio e la stabilità della gestione

Peraltro non vi è lesione alcuna di diritti quesiti, in quanto l’istituto della restituzione dei contributi è stato sì abrogato, ma anche sostituito con il nuovo e diverso diritto al trattamento pensionistico con modalità di calcolo di tipo contributivo e resta, comunque, in facoltà dell’iscritto la possibilità di continuare a versare i contributi sino alla maturazione del trattamento pensionistico di tipo retributivo. 

Avv. Marcello Bella – Dirigente Ufficio Legale di Cassa Forense

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