Prescrizione, può l’eccezionalità della situazione consentire il superamento dei principi costituzionali?

di Carlo Maria Binni

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La normativa emergenziale a seguito della pandemia da Corona Virus non può comunque superare le garanzie costituzionali, in sostanza è questo che ci ricordano le due ordinanze di remissione alla Corte Costituzionale del Tribunale di Siena (21 maggio 2020 Giudice Dott. Simone Spina) e le due di analogo tenore del Tribunale di Spoleto (27 maggio 2020 Giudice Dott. Luca Cercola).

Con le ordinanze citate è sottoposto alla Corte Costituzionale l’esame della legittimità costituzionale dell’art. 83, comma 4, del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 (“Decreto cura Italia” convertito poi con legge 24 aprile 2020, n. 27) là dove prevede che la prescrizione dei reati resti sospesa dal 9 marzo all’11 maggio 2020 e non esclude che detta sospensione sia applicata a fatti di reato commessi in tempo anteriore all'entrata in vigore della norma.

Sia il Tribunale di Siena che il Tribunale di Spoleto hanno infatti ritenuto non manifestamente infondato il contrasto tra l’art 83, comma 4, del citato decreto (nella parte in cui dispone che il corso della prescrizione rimanga sospese per i reati commessi prima del 9 marzo 2020 e per un periodo pari a quello per cui lo stesso art. 83 sospende i termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti penali) e il principio di irretroattività della legge penale più sfavorevole sancito dall’art. 25 secondo comma della Costituzione (“nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”); il Tribunale di Spoleto in particolare ritiene che il contrasto sia con “gli artt. 25 co. 2 e 117 co.1 Cost., in relazione all’art. 7 C.E.D.U.”.

Il processo logico che porta entrambi i Giudici a sollevare la questione di legittimità costituzionale parte dalla considerazione che non possa giungersi nei casi di specie a sentenza senza applicare l’art. 83 comma 4 del DL 18/2020, che sospenderebbe la prescrizione dei reati in esame (o almeno di alcuni di questi) e dal presupposto, ritenuto assolutamente pacifico in seno alla giurisprudenza costituzionale, che l’istituto della prescrizione rientri tra le figure di diritto penale sostanziale.

A sostegno di ciò tutte le ordinanze fanno riferimento a precedenti sentenze della Corte Costituzionale, citando tra le altre la sentenza 115/2018 (c.d. caso Taricco) là dove il Giudice delle Leggi ha qualificato la prescrizione come “istituto che incide sulla punibilità della persona, riconnettendo al decorso del tempo l’effetto di impedire l’applicazione della pena”, e ha espressamente affermato che la stessa

rientra nell'alveo costituzionale del principio di legalità penale sostanziale enunciato dall’art.25, secondo comma, Cost. con formula di particolare ampiezza” e la sentenza 324/2008 che afferma che la prescrizione, quale istituto di diritto sostanziale, è soggetta alla disciplina di cui all’art.2, quarto comma, cod.pen. che prevede la regola generale della retroattività della norma più favorevole, in quanto ‘il decorso del tempo non si limita ad estinguere l’azione penale, ma elimina la punibilità in sé e per sé, nel senso che costituisce una causa di rinuncia totale dello Stato alla potestà punitiva’

Le due ordinanze del Tribunale di Siena esaminano inoltre la possibilità che l’art. 83 comma 4 possa ritenersi adeguato alla normativa costituzionale ricercando la sua legittimazione “nel carattere “emergenziale” o “eccezionale” o comunque “necessitato” della complessiva disciplina in cui detto articolo s’iscrive”.

Nel fare ciò giungono, però, all'unica conclusione possibile ossia che “sia la stessa logica dello stato di diritto – che non ammette eccezione alcuna alla regole in esso stipulate come fondamentali- a frapporre un argine invalicabile alla possibilità di individuare spazi di deroga o ambiti di non applicabilità in quei principi che … costituiscono elementi identificativi dell’ordinamento costituzionale.”.

Ciò fanno citando nuovamente la vicenda Tarrico, e in particolare l’ordinanza n.24/2017 della corte Costituzionale là dove il Giudice delle Leggi espone il principio che

non vi è […] dubbio che il principio di legalità in materia penale esprima un principio supremo dell’ordinamento, posto a presidio dei diritti inviolabili dell’individuo, per la parte in cui esige che le norme penali […] non abbiamo in nessun caso portata retroattiva.”.

In conclusione può affermarsi che i principi cardine contenuti nella Costituzione non possono in alcun caso essere derogati o subire eccezioni, neppure a fronte di uno stato di emergenza come quello derivato dalla pandemia Corona Virus.

Rimane da aspettare la decisione della Corte Costituzionale, che non potrà prescindere dal valutare nel suo complesso la portata derogatoria della legislazione emergenziale nei confronti dei diritti portanti del nostro ordinamento e, di conseguenza, fino a dove il legislatore può con gli strumenti ordinari e vista l’eccezionalità del momento superare detti limiti costituzionali.

Avv. Carlo Maria Binni – Delegato di Cassa Forense Distretto di Ancona

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