Pensione sospesa per condannati, evasi e latitanti

di Daniela Carbone


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Il d.l. 28.1.2019 n. 4, convertito con modificazioni dalla l. 28.3.2019 n.26 (c.d. legge sul reddito di cittadinanza), all’art.18-bis ha previsto la sospensione dei trattamenti previdenziali nei confronti di soggetti condannati, evasi e latitanti. In particolare la norma prevede (art.18-bis, comma 1) la sospensione del pagamento dei trattamenti previdenziali di vecchiaia e anticipati “erogati dagli enti di previdenza obbligatoria” (e quindi di tutti gli enti previdenziali, comprese le casse di previdenza categoriali dei liberi professionisti):

a) ai soggetti condannati a pena detentiva con sentenza passata in giudicato per i reati di cui all’art.4, comma 58 della legge 28.6.2012 n.92, nonché per ogni altro delitto per il quale sia stata irrogata, in via definitiva, una pena non inferiore a due anni di reclusione, che si siano volontariamente sottratti all’esecuzione della pena. Rientrano nelle fattispecie criminose in esame, quelle di cui agli artt. 270-bis, 280, 289-bis, 416-bis, 416-ter e 422 c.p.;

b) ai soggetti evasi, o per i quali sia stato dichiarato lo stato di latitanza, ai sensi degli articoli 295-296 c.p.p..

I riferiti provvedimenti di sospensione sono adottati con effetto non retroattivo dal giudice che ha emesso la dichiarazione dello stato di latitanza prevista dall’art. 295 c.p.p., ovvero dal giudice dell’esecuzione, su richiesta del pubblico ministero che ha emesso l’ordine di esecuzione di cui all’art.656 c.p.p., al quale il condannato si è volontariamente sottratto, anche per le dichiarazioni pronunciate o per gli ordini di carcerazione emessi prima della data di entrata in vigore della legge n. 26/2019 (di conversione del d.l. n.4/2019).

Ai fini della loro immediata esecuzione, i provvedimenti di sospensione in questione sono comunicati dal pubblico ministero, entro il termine di 15 giorni dalla loro adozione, all’ente gestore dei rapporti previdenziali e assistenziali facenti capo ai soggetti interessati.

La sospensione della prestazione previdenziale (art.18-bis, comma 4) può essere revocata dall’autorità giudiziaria che l’ha disposta, previo accertamento del venire meno delle condizioni che l’hanno determinata.

Per il ripristino dell’erogazione degli importi dovuti, l’interessato deve presentare domanda al competente ente previdenziale allegando ad essa la copia autentica del provvedimento giudiziario di revoca della sospensione della prestazione. La presentazione della domanda di ripristino è determinante in quanto il diritto al ripristino dell’erogazione delle prestazioni previdenziali decorre dalla data di presentazione della domanda e non ha effetto retroattivo sugli importi maturati durante il periodo di sospensione.

Avv. Daniela Carbone - Foro di Ascoli Piceno

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