Nuove tecnologie e gruppi di lavoratori più fragili. Quale supporto?

Di Annalisa Rosiello e Monica Serra


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E’ frequente sentir parlare di tecnologie in sostituzione degli esseri umani, ma non altrettanto di come queste possano supportare i lavoratori, in particolare quelli più “esposti”, e prevenire condotte mobbizzanti e discriminatorie.

La normativa in materia di salute e sicurezza (art. 28, d.lgs. 81/2008) obbliga il datore di lavoro a differenziare l’azione di prevenzione per gruppi considerati più a rischio, ossia – tra gli altri - le lavoratrici in stato di gravidanza, differenze di genere, età, provenienza da altri Paesi. In altri termini, le misure di prevenzione per tali categorie di lavoratori devono essere maggiori e mirate, tanto più che questi gruppi di lavoratori sono gli stessi tutelati dalla legislazione antidiscriminatoria (che prevede, tra gli altri, questi fattori di rischio: sesso, razza, origine etnica, nazionalità, religione, handicap, età, orientamento sessuale).

Un caso emblematico di come la tecnologia possa tutelare la salute e prevenire le discriminazioni è quello di uno stabilimento della BMW, nella Baviera Meridionale, dove dal 2007 nell'unità “cambi” è stata costruita una linea più lenta a cui sono stati addetti per il 30% operai over 50 e per il 18% operai under 30 (ed esposti a rischio per imperizia), ottenendo maggiore produttività, minore assenteismo, assenza di licenziamenti discriminatori per ragioni legate all’età e ritorno di immagine.

Quello citato è solo un esempio: l’innovazione a sostegno dei lavoratori anziani può passare dalla progettazione e utilizzo di esoscheletri indossabili allo smart-working, dalla migliore illuminazione, a software accessibili e semplici, dall’insonorizzazione/predisposizione di appositi segnali acustici alla formazione mirata e continua (tecnologica e non solo). 

Operare in questo modo significa contribuire ad attuare lo scopo previsto dall’art. 41, comma 2° della Costituzione, in base al quale l’attività economica, oltre ad orientarsi verso il profitto, non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

Senza contare che un’azienda moderna e rispettosa dei diritti dei lavoratori attrae e trattiene a sé, in misura maggiore, i talenti.

Avv. Annalisa Rosiello - Foro di Milano

Avv. Monica Serra - Foro di Milano

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