70 anni del Consiglio d’Europa - Corte Europea Diritti dell’Uomo termina il mandato del Presidente Guido Raimondi

Avv. Giancarlo Renzetti


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Il Consiglio d’Europa quest’anno celebra il suo settantesimo anniversario dalla firma del trattato istitutivo. Il 5 maggio 1949 a Londra gli Stati fondatori del Consiglio d’Europa (tra cui l’Italia), erano solo dieci.

Dal 2007 gli Stati membri sono diventati ben quarantasette e sono tutti sottoposti al controllo giurisdizionale della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso di violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo del 1950 e dei Protocolli aggiuntivi.

La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), tribunale internazionale, fu istituito nel 1959 per assicurare l'applicazione e il rispetto della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali: diritto alla vita, divieto della tortura, divieto della schiavitù e del lavoro forzato, diritto alla libertà ed alla sicurezza, diritto ad un processo equo, principio di legalità, diritto al rispetto della vita privata e familiare, libertà di pensiero, di coscienza e di religione, libertà d’espressione, libertà di riunione e d’associazione, diritto al matrimonio, diritto ad un ricorso effettivo, divieto di discriminazione Sono compiti ben diversi da quelli della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUEll), con sede in Lussemburgo, organo dell’Unione Europea che interpreta il diritto dell'UE in modo da garantire che lo stesso diritto sia applicato ugualmente in tutti gli Stati membri e dirimere le controversie giuridiche tra governi nazionali e istituzioni dell'UE.

La CEDU è formata da 47 giudici, uno per ciascuno degli Stati aderenti alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, eletti dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, che eleggono tra loro un Presidente e due Vicepresidenti, con mandato triennale e rieleggibili. I ricorsi alla CEDU - ammissibili solo una volta esaurite le vie di ricorso interne degli stati aderenti - sono andati crescendo nel tempo sino a superare le 800.000 unità con circa 21.000 sentenze depositate.

In questi ultimi anni, il ruolo del Presidente della Corte Europea è diventato di enorme responsabilità per garantire la continuità della giurisprudenza della Corte, ma anche la sua evoluzione e l’adattamento alle mutevoli realtà storiche e politiche. Solo per citarne alcune, il colpo di stato in Turchia del 2016 e l’occupazione della Crimea da parte della Federazione Russa.

Lunedì 29 aprile 2019, a Strasburgo, nel Palazzo della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, presso il Consiglio d’Europa, si è tenuta una speciale cerimonia: la consegna del “liber amicorum” contenente gli scritti in onore del Presidente della Corte Europea, l’italiano Guido Raimondi al termine del suo mandato presso la Corte.

Il Presidente Guido Raimondi ha ricoperto tale carica con successo, come confermato dalle personalità di tutti gli Stati europei che hanno contribuito alla stesura del “liber amicorum”. Nel corso della cerimonia, il nuovo Presidente della Corte, il greco Linos Alexander Sicilianos, ha messo in luce non solo la professionalità di Guido Raimondi, ma anche la sua capacità di armonizzare le diverse anime e sensibilità dei quarantasette giudici della Corte Europea e finanche la cura dei rapporti internazionali con le più alte giurisdizioni dei singoli Stati membri del Consiglio d’Europa.

L’avvocato Maurizio De Stefano del Foro di Roma – cultore della materia e tra i precursori dei ricorsi alla CEDU in Italia - ha consegnato al Presidente Raimondi la targa d’onore e di merito del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, quale riconoscimento della sua opera: “Costruttore dei Diritti Umani”. 

Avv. Giancarlo Renzetti - Delegato Cassa Forense

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